martedì 12 luglio 2016

La discesa della sua ultima fine

Ho passato la mia adolescenza in Canavese negli anni 70-80, un paesone di 12 mila abitanti dove ci si conosceva più o meno tutti. Ricordo che me ne stavo spesso da solo facendo lunghe passeggiate verso il fiume, attraversavo il centro medievale e scendevo verso i prati e raggiungevo il vecchio ponte medievale. Poco prima attraversavo un canale e spesso mi sedevo sul muretto guardando le sue acque piatte ma potenti. 
Ricordo di un coetaneo che si chiamava Giuseppe e che aveva vinto una volta un concorso canoro chiamato "cusot d'or" organizzato proprio nel prato limitrofo al canale, era una calda serata estiva passata insieme ai miei genitori ed i loro amici e ne rammento i dettagli: il sapore della gazzosa appena macchiata con un po' di birra, il piacere di quella serata semplice e il cuore pieno di speranza e fiducia nel futuro. Ricordo purtroppo che poco tempo dopo Giuseppe era annegato in quello stesso canale, a poca distanza dal successo della sua esibizione, a pochi giorni dall'inizio della scuola e che improvvisamente mi ero reso conto per la prima volta della leggerezza della felicità. Sulla sua morte si erano da subito voci di suicidio forse per qualche amore non corrisposto ma ho sempre pensato che anche lui come me, si era seduto su quel muretto e che cadere nel canale era stata solo una infelice ma facile casualità, una casualità che chissà perché mi aveva risparmiato.
La casualità non ha spiegazioni, la stessa mitologia greca prevede il "fato" come ultima spiaggia per giustificare ciò che non si riesce neanche con gli atti e comportamenti dei suoi innumerevoli dei e semi-dai. Il suicidio invece implica una volontà propria dell'individuo che ci evita di mettere in conto la casualità. Insomma ci fa comodo pensare al suicidio perché non ci coinvolge nel nostro più profondo subconscio e ci consente di non ammettere la nostra transitorietà. Giuseppe non aveva delusioni d'amore, non andava male a scuola, non aveva problemi coi genitori ...semplicemente viveva le sue giornate alla scoperta del mondo scoprendo la vita e, per un casuale evento in uno specifico momento e luogo, anche la sua morte scivolando su un muretto dove era stato decine di volte.
Pochi giorni fa ad Alpignano un treno ha investito un ragazzo di 19 anni di nome Alessandro. Conoscevo lui e la sua famiglia dai tempi delle elementari e seppure da qualche tempo avevo perso i contatti la notizia mi ha profondamente sconvolto. Sconvolto per il fatto in se ma anche per le allusioni che i giornali hanno fatto sulle cause e sulle motivazioni di questa tragedia. Ebbene Alessandro ha incontrato quel momento specifico in quel luogo specifico dove il caso non ci consente di comprendere razionalmente. Lo immagino isolarsi con se stesso (perchè conoscere il mondo è innanzi tutto capire se stessi) e passeggiare dove decine di volte aveva passeggiato solitario. Immagino i suoi pensieri visto che a breve avrebbe dato l'orale della maturità, immagino la soddisfazione per gli scritti andati bene, immagino la musica nelle cuffiette per trovare una maggiore empatia (cosa stava ascoltando? un motivo pop o un più duro rock?), non immagino altro.

L'aria della stanza gli gelò le spalle. Si allungò cautamente sotto le lenzuola stendendosi accanto alla moglie. A uno a uno, stavano tutti diventando ombre. Meglio entrare in quell'altro mondo con audacia, nell'intensa gloria di una passione, che languire e appassire tristemente con gli anni. Pensò a come colei che gli giaceva accanto aveva custodito nel cuore per tanti anni l'immagine degli occhi dell'innamorato, quando le aveva detto che non desiderava vivere. Gli occhi di Gabriel si riempirono di lacrime generose. Non aveva mai provato niente di simile per nessuna donna, ma sapeva che un sentimento come quello doveva essere amore. Gli occhi gli si riempirono ancora più di lacrime e nella parziale oscurità immaginò di vedere la figura di un giovane in piedi sotto un albero gocciolante. Altre figure erano vicine. La sua anima si era accostata a quella regione dove dimorano le vaste schiere dei morti. Era cosciente, pure non riuscendo a percepirla, della loro esistenza capricciosa e guizzante. La sua identità svaniva in un mondo grigio e inafferrabile: il mondo solido stesso, che quei morti avevano eretto un tempo e in cui avevano vissuto, si dissolveva e dileguava. Pochi colpetti leggeri sul vetro lo fecero voltare verso la finestra. Aveva ricominciato a nevicare. Guardò assonnato i fiocchi, argentei e scuri, che cadevano
obliquamente contro la luce del lampione. Era venuto il momento di mettersi in viaggio verso occidente. Sì, i giornali avevano ragione: c'era neve in tutta l'Irlanda. Cadeva dovunque sulla scura pianura centrale, sulle colline senza alberi, cadeva dolcemente sulla palude di Allen e, più a occidente, cadeva dolcemente nelle scure onde ribelli dello Shannon. Cadeva anche dovunque nel cimitero isolato sulla collina dove Michael Furey era sepolto. Si posava in grossi mucchi sulle croci storte e sulle lapidi, sulle lance del cancelletto, sugli sterili spini. La sua anima si abbandonò lentamente mentre udiva la neve cadere lieve nell'universo e lieve cadere, come la discesa della loro ultima fine, su tutti i vivi e i morti. 

Testo da James Joyce - I morti
Foto - Georges Seurat, disegno di ragazzo seduto con cappello per Une Baignade

martedì 5 luglio 2016

Floating Piers


Sulla passerella di Christo è calato il sipario. 

Secondo le stime sono state in media 100mila le persone al giorno che si sono messe in marcia verso il lago d’Iseo. Il consuntivo dell'evento conteggia quindi in un milione e mezzo il numero dei visitatori dal 18 giugno al 3 luglio 2016.
Ecco la risposta di Christo a chi gli chiedeva se si potrà ancora camminare in futuro sui pontili galleggianti “La cosa importante di questi progetti è che prima o poi finiscono, perché nessuno può possederli. La libertà non è possesso”.  Ha inoltre aggiunto che “l’opera d’arte non è “The Floating Piers”, su cui si cammina  per 15 giorni, ma è il viaggio: chi ci è andato se li porterà nella mente per tutta la vita. Questa installazione è di tutti quelli che ci sono passati sopra.”